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Get Your Way

imageper lavoro, mi capita, e non credo sia affatto un caso, di incontrare altri genitori di ragazzi “disabili” e di confrontarmi, di ragionare su progetti ed iniziative relativi al “mondo della disabilita’”. in particolare adesso si sta parlando di un progetto di mobilita’ riservato a ragazzi “svantaggiati’ , under 30. un tirocinio formativo all’estero , 15 giorni. Luoghi lontani, sconosciuti: Malta, Turchia, Inghilterra, Spagna, Lituania…. arrivano mamme, sorelle, papa’ , e quando non ci sono, educatori o assistenti sociali, con i curricula dei ragazzi, a volte stroppicciati e scritti a mano, a volte, perfetti, immacolati, stesi in cartelline plastificate.. e c’e’ una domanda, che viene costantemente lasciata in bianco : “motivazioni per la partecipazione a questo progetto”.
Qualche genitore farfuglia che e’ un’esperienza, qualcun altro mi dice “mi avete chiamato voi”.
Ma, ” i ragazzi”?
i ragazzi , come Tommy , anche se fanno parte del mondo parallello, “il mondo della disabilitA'”, delle risposte le darebbero. e forse perfettamente in linea con il titolo del progetto “Get Your Way”, faccio la mia strada, a modo mio.faccio come voglio io.

e allora , se indagassimo quella domande, scopriremmo che ” i ragazzi svantaggiati”vanno all’estero, con le stesse motivazioni dei ragazzi “dell’altro mondo”, quello normale.
per guardare altrove, assaporare piatti misteriosi, conoscere gente nuova, cimentarsi in un’altra lingua, per avere un ‘occasione di ‘rigiocarsi’, di essere altro, rispetto a quello che sono qui, a casa, nel loro contesto. per fare un’esperienza, di autonomia, in gruppo, senza i genitori.
percorrono le stesse strade, sostano negli stessi luoghi in cui sono passati altri ragazzi, che hanno preso parte ad esperienze di mobilita’europee, probabilmente.
da una parte mi viene da dire, Grazie Europa, e grazie ai programmi europei che danno questa opportunita’di uscire dai propri confini, di scoprire, di crescere.
dall’altra, invece, mi viene da dire,con un po’ di rabbia, basta. Basta con gli steccati, la divisione dei mondi, le persone “speciali”, i progetti per i normali, quelli per i disabili fisici, cognitivi, gli svantaggiati, gli sfortunati, i matti.
basta.